Visitazione della Beata Vergine ad Elisabetta: un incontro che annuncia il nuovo corso della storia
di Redazione Sito ·
di Elletì – 31 Maggio 2024
Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio:
vi racconterò quanto ha fatto il Signore
per l’anima mia. (Salmo 65,16)
Il mese di maggio, che la devozione del popolo cristiano per antica tradizione ha dedicato con infinita pietà alla Vergine Maria, si conclude con una festività liturgica che coincide con il secondo dei misteri gaudiosi, la visita della Madonna alla cugina Elisabetta.
È questo un incontro tra due donne, un incontro tra due future madri, entrambe portatrici di una vita che nasce nel loro grembo, entrambe protagoniste di una gravidanza quasi sconcertante se vista con gli occhi degli uomini, nelle quali ha operato in modo mirabile la potenza invisibile dello Spirito di Dio.
In quest’incontro si avverte tutta la fede di Maria che, confidando nella parola dell’arcangelo Gabriele e coperta dall’ombra dello Spirito Santo, si mette in viaggio senza indugio, mossa al tempo stesso dal desiderio di vedere il segno annunziato dall’angelo, ossia la gravidanza della cugina Elisabetta da tutti ritenuta sterile, dalla speranza data dal comunicare anche a lei la “meraviglia” operata in Lei dal Signore, il compimento delle speranze d’Israele, e al tempo stesso di venire incontro, con misericordia colma di sollecitudine, all’anziana parente per offrirle i suoi servizi in vista del parto ormai imminente.
E così fede, speranza e carità si mischiano in un modo singolare in questa visita, che rappresenta un po’ l’incontro silenzioso tra l’antica e la nuova alleanza, come ebbe a riconoscere in modo singolare lo stesso Giovanni che, ancora nel grembo materno, non riesce a trattenere il giubilo dato dalla presenza del Figlio dell’Altissimo, al quale sarà chiamato a spianare le strade. Non profetizza con la parola Giovanni, né con i gesti, come farà poi sulle rive del Giordano, ma danza col movimento del corpo, dando ad Elisabetta sua madre la conferma delle parole dell’angelo apparso a Zaccaria: «Sarà colmato di Spirito santo fin dal grembo di sua madre» (Luca 1,15).
Ma l’esultanza non è solo quella del Precursore, ma anche quella di Elisabetta, che non trattiene la gioia vedendo la Madre del Salvatore che ha raggiunto la sua casa per visitarla. Anche Maria – riconosciuta come piena della grazia di Dio dall’anziana parente – gioisce a sua volta, in Spirito e verità, ed esalta così la grandezza di Dio, Lo ringrazia per la grazia che porta nel grembo, riconosce il compimento delle promesse da Lui disseminate lungo tutta la storia della salvezza.
Il meraviglioso cantico del Magnificat (Luca 1,42-55), l’inno che la Chiesa ha poi adottato nella liturgia dei Vespri, annuncia in modo unico il nuovo corso della storia, la vittoria sulle ingiustizie, la nascita di un nuovo mondo, il Regno, in cui tutto è diverso da come lo conosciamo. Con questo canto rinasce la speranza dei poveri, dei deboli, degli umili.
E come potrebbe essere altrimenti? Dio viene ad abitare fra gli uomini: non più fra le pietre di un tempio o tra le pareti di un’arca, ma prende dimora in una persona, nella persona di Maria. Mentre porta il suo Bambino, ella diviene la vera dimora di Dio e come tale viene riverita dalla cugina. E così Maria si rivela davvero l’arca dell’Alleanza, la porta del Cielo, la sede della Sapienza, il tabernacolo dell’Eterna Gloria, il luogo della presenza di Dio nel mondo, in cui è localizzabile, individuabile, il Dio fattosi carne per la nostra redenzione.
Anche per noi, ce n’è dunque abbastanza per rallegrarsi e da lodare Dio, con Maria e la sua anziana cugina, intonando a nostra volta il Magnificat.
