Un anniversario importante: gli 800 anni del Cantico delle Creature
di Redazione Sito ·
di Luciano Casolini – 14 Febbraio 2025
In questo anno giubilare, quasi fosse una coincidenza dettata dalla Divina Provvidenza, cade l’ottocentesimo anniversario della stesura del Cantico delle Creature che San Francesco compose circa un anno prima della sua morte (1225).
Chi avrebbe potuto essere stato un autore più degno di tali lodi, chi avrebbe potuto esprimere meglio i valori fondanti del Cristianesimo, amore, umiltà, fratellanza, carità, se non il poverello di Assisi?
Un uomo profondamente radicato nel suo profondo rapporto con Dio e con la povertà, da operare una conversione totale della propria vita, senza se e senza ma, per la quale ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della Chiesa e del mondo, che ancor oggi interroga e affascina cristiani, credenti di altre confessioni religiose e atei.
Francesco, quando compose l’opera, pur già gravemente ammalato, non ebbe difficoltà a far sgorgare dal suo cuore una preghiera permeata da una visione positiva, armonica e splendida della natura. È come se Francesco avesse elaborato una straordinaria fucina di simboli, contenuti, creatività, tutti concentrati in questa importante opera della letteratura italiana, visto che è il componimento più antico in lingua volgare italiana, anzi in volgare umbro per essere più precisi, del quale si conosca l’autore. Nacque così la sua poesia religiosa, fondamentale dal punto di vista letterario, segnando il passaggio evolutivo dal latino al volgare, ossia alla lingua parlata dal vulgus, la moltitudine popolare non erudita alla conoscenza del latino classico.
Ma Francesco elaborò anche la grande congiunzione, a favore di tutto il mondo, di suggerire uno stile di vita, di come vivere e stare nella natura, di dare uno senso alla esistenza di ognuno. Già l’autore del salmo 104, ben quindici secoli prima di San Francesco, aveva scritto la lode e la riconoscenza a Dio che, vincendo le acque del caos primordiale, simbolo del nulla, dette origine al Creato.
Emerge, così, l’universo, ma l’autore fissa la propria attenzione sulla nostra Terra, fecondata dalle acque dolci piovane e sorgive, popolata di alberi da frutta e da animali. L’uomo si siede a tale mensa nutrendosi di pane e allietandosi con il vino e con il volto che brilla per l’olio, i tre prodotti fondamentali della zona mediterranea. Ma ecco il fluire del tempo scandito dagli «orologi» cosmici della Luna e del Sole che segnano il dì e la notte ma anche le stagioni, il lavoro umano e il ritmo degli animali. La benedizione che il salmista riserva a Dio è la lode e il ringraziamento per il Suo amore che creò l’armonia perfetta e unica del creato.
E, anche Francesco, pertanto, componse, una poesia attraverso la quale, ebbe la sensibilità di rinnovare ciò che il salmista aveva narrato, descrivendo la propria meraviglia, la propria contemplazione del creato, componendo un inno alla vita, indicando un nuovo rapporto tra uomo e natura, esprimendo sincero ringraziamento e stupore per questo misterioso incontro tra l’Amore gratuito di Dio e la Sua stessa creatura.
Francesco ci guida alla consapevolezza che possiamo comprendere noi stessi solo all’interno della Creazione, il capolavoro dell’armonia che concretizza e realizza il progetto di Dio.
E quale migliore inizio del Cantico che la celebrazione e l’esaltazione della laude, ossia della lode a Dio Padre, datore di bontà e di gratuito amore per tutte le sue creature.
La prima quartina tesse la lode a Colui che è “Altissimu” al Quale vanno la gloria e la benedizione. E poiché nel creato è riflessa l’immagine del Creatore buono e santo, Francesco manifesta il ringraziamento a “mi’ Signore” per tutti gli elementi della natura, che essendo stati creati da Dio buono e santo, ci trasmettono il senso di fratellanza fra l’Uomo e tutto il Creato.
E allora, il Santo ne tesse e descrive le qualità, la bellezza, la purezza come un cristallo sul quale si riverbera il santo Spirito di Dio. Una visiona tutta positiva della natura perchè la creazione ha il carattere divino, e, come tale, va rispettata, condivisa con parsimonia e spirito di fratellanza.
E così il Sole, il Vento, l’Acqua, la Terra, il Fuoco, gli Astri sono fratelli e sorelle per tutti gli esseri viventi, in armonia, in dialogo con essi nel rispetto reciproco dell’armonia divina, nella consapevolezza di essere tutte creature amate da Dio.
Francesco ci invita con tenerezza alla lode perenne a Dio per la bontà e la gratuità delle Sue opere, che fa piovere e splendere il sole sopra i buoni e i cattivi, che veste i gigli del campo e nutre gli uccelli del cielo.
Persino la Morte, che umanamente incute timore e paura, per Francesco è sorella e accettata nella sua naturalezza. In questo modo San Francesco d’Assisi si libera dal terrore della “prima morte” ma ci mette in guardia nei confronti della morte dell’anima: l’inno appare infatti diviso in due parti.
Se nella prima troviamo la gioia e l’ottimismo che abbracciano la natura, nella seconda si ha una specie di predica ai peccatori, una minaccia per gli uomini che, non vivendo in armonia con Dio (e quindi con la natura e con gli altri uomini che ne sono sua immagine), incorreranno nella dannazione.
Non possiamo dire, in modo inequivocabile, che Francesco abbia profetizzato le conseguenze dello sfruttamento umano della natura, possiamo, però, affermare, che egli abbia voluto ricordare la letizia del vivere in umiltà e semplicità il rapporto dentro e con il creato in una dimensione che non ha tempo.
La Speranza che ci trasmette il Cantico, bene si affianca al tema giubilare che in quest’anno 2025 è ovviamente permeato dal desiderio e dalla necessità di quella Pace nell’Amore che per Francesco fu la sua vera e unica stella polare.
