2 Aprile: venti anni dopo. Un ricordo di Giovanni Paolo II
di Redazione Sito ·
di Luciano Casolini – 02 Aprile 2025
Il fluire del tempo, le vicissitudini e gli eventi di questo mondo frenetico e per certi versi fuori controllo, non possono non far tornare in mente che quest’oggi, mercoledì 2 aprile, ricorre il ventesimo anniversario del ritorno alla casa del Padre di papa San Giovanni Paolo II.
Il 264° successore di Pietro ebbe grandissima rilevanza storica, lasciando una impronta indelebile non solo all’ interno della Chiesa cattolica, ma anche nella società civile, nell’ordinamento politico internazionale, nei rapporti con le altre religioni, e contrassegnando un’epoca con il terzo pontificato più lungo della storia (1978-2005).
Sono state tante le iniziative delle quali si fece protagonista, lui che aveva avuto modo di conoscere gli orrori della Seconda guerra mondiale, le dittature nazista e comunista, consacrato pastore senza timore di una Chiesa perseguitata ma viva e impegnata, eletto al soglio di Pietro, quale primo papa slavo.
Impossibile ricordarle tutte, ma a grandi linee diciamo che si fece pellegrino e missionario per le strade del mondo, elevò alla gloria degli altari un gran numero di laici e consacrati, istituì le Giornate mondiali della Gioventù, scrisse encicliche sulla fede e l’Eucaristia, sulla misericordia, sulla morale, l’etica e la pace, sulla dottrina e la giustizia sociale della Chiesa, costruì ponti di relazioni tra nazioni e religioni diverse, nel segno dell’ecumenismo, promulgò il nuovo Catechismo della Chiesa cattolica e traghettò la Chiesa nel terzo millennio indicendo e celebrando il Grande Giubileo del 2000.
Tutto questo, portando la croce della malattia, ma affidando, sempre, sé stesso e il ministero petrino alla devozione mariana, ben rimarcata dal proprio motto “Totus tuus”, nel quale è racchiusa la sua profonda fede, fondata sulla roccia della Madre di Dio.
È in questa convinzione tetragona che è condensata la testimonianza e l’annuncio a tutti gli uomini, nessuno escluso e senza distinzione alcuna, della Buona Novella del Salvatore, che egli proclamò sempre con spiccato entusiasmo e convinzione.
La sua instancabile professione di fede, la sua determinazione a essere vero missionario andando incontro a ogni figlio di Dio, il fulgido e luminoso esempio di vero Pastore mite e buono, sempre pronto ad accettare la divina volontà, gli spalancarono la strada verso la beatificazione e la canonizzazione che furono riconosciute solennemente dai suoi successori.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non credente, ma non indifferente, ebbe a dichiarare al quotidiano La Nazione, il 5 ottobre 2006:
“L’altissimo magistero spirituale di papa Wojtyła ha illuminato e continua ad illuminare l’intera umanità.”
